Note al Capitolo Sette.


(1).  Non  ci riferiamo soltanto alla vicenda biografica di  Nietzsche
che,  nel  1868,  appena ventiquattrenne, viene chiamato  a  insegnare
filologia  classica all'Universit di Basilea, o  al  fatto  che  egli
continua  a  definirsi filologo nella considerazione  inattuale  del
1875  (Noi  filologi),  rimasta  incompiuta,  ma  soprattutto  al  suo
costante atteggiamento di analisi rigorosamente critica della  cultura
occidentale.

(2). Vedi volume secondo, capitolo Uno, 1, pagina 5.

(3). A partire dagli anni Trenta la cosiddetta Scuola di Francoforte
(vedi capitolo Dodici, 2, pagine 358-371) aveva cominciato ad abbinare
gli strumenti di indagine della societ elaborati da Marx a quelli  di
indagine  della  psiche elaborati da Freud (marxismo e  psicoanalisi),
riconoscendo ad entrambi una forza di smascheramento dei  meccanismi
della societ capitalista. Negli anni Cinquanta un esponente di quella
stessa Scuola, Herbert Marcuse, aggiunse al binomio Marx-Freud il nome
di  Nietzsche:  Nietzsche  smascher il gigantesco  falso  sul  quale
l'Occidente   edific  la  filosofia  e  la  morale  -   e   cio   la
trasformazione  di  fatti  in  essenze,  di  condizioni  storiche   in
condizioni metafisiche. [...] La critica di Nietzsche si distingue  da
tutta  la critica sociale accademica per la sua posizione di partenza:
Nietzsche  parla in nome di un principio della realt fondamentalmente
antagonistico  rispetto  a  quello  della  civilt  occidentale   (H.
Marcuse,  Eros  e  civilt, Einaudi, Torino,  1964,  pagine  137-138).
Sull'accostamento  di Nietzsche a Marx e a Freud come  filosofi  dello
smascheramento  confronta J. P. Stern, Guida a  Nietzsche,  Rizzoli,
Milano, 1980; e G. Vattimo, Introduzione a G. Deleuze, Nietzsche e  la
filosofia, traduzione di S. Tassinari, Colportage, Firenze, 1978; vedi
anche capitolo Nove, 3, pagine 240-241.

(4).  Confronta Come il Mondo Vero fin per diventare favola  in  F.
Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, Adelphi, Milano, 19893, pagine  46-
47.

(5).  F.  Nietzsche, Saggio di una critica di se stesso, in Nietzsche-
Rohde-Wilamowitz-Wagner,  La  polemica  sull'arte  tragica,   Sansoni,
Firenze, 1972, pagine 55-56.

(6). F. Nietzsche, La nascita della tragedia, 1, ivi, pagina 71.

(7). Confronta ivi, pagine 68-70.

(8). Confronta ivi, 5, pagina 83.

(9). Vedi volume primo, capitolo Quattro, 2, pagine 72-73.

(10). Ivi, 13, pagine 126-127.

(11). Tutti i testi relativi alla polemica suscitata dallo scritto  di
Nietzsche sulla tragedia sono riportati nel volume che stiamo citando;
la  lettera  con  cui Wagner difese le posizioni di Nietzsche    alle
pagine 243-249.

(12). Confronta M. Montinari, Che cosa ha veramente detto Nietzsche,
Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1975, pagina 67.

(13).  Si  tratta  di: David Strauss. L'uomo di fede  e  lo  scrittore
(1873); Sull'utilit e il danno dello studio della storia per la  vita
(1874);  Schopenhauer come educatore (1874); Noi filologi, che rester
allo stato di abbozzo (1875); Richard Wagner a Bayreuth (luglio 1876).

(14).  Si  ricordi  che un contributo essenziale  alla  nascita  della
scienza moderna  stato dato da Galileo con il passaggio da una fisica
qualitativa  a una fisica quantitativa. Vedi volume secondo,  capitolo
Tre, 3, pagine 91-92.

(15). Confronta, ad esempio, F. Nietzsche, Umano, troppo umano, primo,
af.  19,  a  cura di G. Colli e M. Montinari, Mondadori, Milano  1970,
volume  primo, pagina 28-29: Il numero. La scoperta delle  leggi  dei
numeri   stata fatta in base all'errore gi in origine dominante  che
ci  siano  pi  cose  uguali (ma in realt non c' niente  di  uguale)
[...].  Le leggi dei numeri sono totalmente inapplicabili a  un  mondo
che  non  sia  nostra rappresentazione: esse valgono  solo  nel  mondo
umano   (l'edizione  Mondadori  riproduce  esattamente,  per   quanto
riguarda il testo, l'edizione Adelphi, Milano, 1965).

(16). Confronta G. Deleuze, Nietzsche e la filosofia, traduzione di S.
Tassinari,  introduzione  di  G. Vattimo, Colportage,  Firenze,  1978,
pagine 78-80.

(17).  F. Nietzsche, Umano, troppo umano, secondo, (primo, Opinioni  e
sentenze diverse), af. 9, citato, volume secondo, pagina 15.

(18).  Nell'anno accademico 1933-1934, quindi in un'epoca  in  cui  il
pensiero  di  Nietzsche  subiva  molte  e  gravi  strumentalizzazioni,
Antonio  Banfi tenne all'Universit di Milano una serie di lezioni  su
Nietzsche, che per molti aspetti anticipavano una lettura del filosofo
tedesco  quale si  sviluppata nel secondo dopoguerra. Quelle  lezioni
sono  pubblicate in A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, lezioni  1933-
34, a cura di D. Formaggio, ISEDI, Milano, 1974.

(19).  F.  Nietzsche,  Umano,  troppo  umano,  secondo,  (secondo,  Il
viandante e la sua ombra), af. 1, citato, volume secondo, pagina 125.

(20). A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, citato, pagina 67.

(21). G. Colli, Prefazione a F. Nietzsche, Umano, troppo umano, primo,
Adelphi,   Milano,  1965;  anche  Mondadori,  Milano,   1970,   pagina
quarantottesimo;  oppure in G. Colli, Scritti su  Nietzsche,  Adelphi,
Milano, 1980, pagine 72-73.

(22).  Confronta  F.  Nietzsche, Umano, troppo umano,  primo,  af.  7,
citato, volume primo, pagina 19.

(23).  Confronta il frammento 58 del quaderno millesimo primo 1  [18],
settembre  1876, in F. Nietzsche, Umano, troppo umano, citato,  volume
primo, pagina 314.

(24). Ivi, primo, af. 1, citato, volume primo, pagina 15.

(25).  G.  Vattimo,  Introduzione a F.  Nietzsche,  La  gaia  scienza,
Einaudi, Torino, 1979, pagine diciottesimo-diciannovesimo.

(26).  F. Nietzsche, Umano, troppo umano, primo, af. 1, citato, volume
primo, pagine 15-16.

(27). Ivi, pagina 15.

(28). Origine e significato. Perch mi ritorna sempre questo pensiero
e  mi  arride in colori sempre pi vari? Il pensiero che una  volta  i
pensatori,  quando erano sulla strada diretta all'origine delle  cose,
credevano di trovar sempre qualcosa di ci che avrebbe avuto, per ogni
agire  e  giudicare,  un  significato  inestimabile;  che  fosse  anzi
costantemente presupposta una dipendenza della salvezza umana  da  una
piena   cognizione  dell'origine  delle  cose:  mentre  noi  oggi   al
contrario,  quanto  pi perseguiamo l'origine,  tanto  meno  ne  siamo
partecipi  con  i  nostri interessi; anzi tutte le valutazioni  e  gli
"interessi" che abbiamo posto nelle cose cominciano a perdere il  loro
senso,  quanto pi regrediamo con la nostra conoscenza fino alle  cose
stesse.  Con la piena cognizione dell'origine aumenta l'insignificanza
dell'origine: mentre la realt pi vicina, quel che  intorno e dentro
di  noi, comincia a poco a poco a mostrare colori e bellezze ed enigmi
e  ricchezze di significato, cose, queste, di cui l'umanit pi antica
non  sognava neppure. Una volta i pensatori girovagavano rodendosi  di
rabbia  come animali in cattivit, sempre intenti a spiare  le  sbarre
della loro gabbia e pronti a balzare contro di esse per infrangerle: e
pareva  beato  colui  che  credeva di vedere, attraverso  un'apertura,
qualcosa di quanto stava al di fuori, al di l e nella lontananza (F.
Nietzsche,  Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali, af.  44,  Adelphi,
Milano, 19843, pagine 38-39).

(29).  G. Colli, Introduzione a La gaia scienza, in G. Colli,  Scritti
su Nietzsche, citato, pagina 98.

(30). Confronta F. Nietzsche, La gaia scienza, af. 110, citato, pagine
112-113.

(31). Quella che segue  la prima delle Canzoni del principe Vogelfrei
[letteralmente Uccello libero], pubblicate da Nietzsche in appendice
alla seconda edizione (1887) della Gaia scienza:

A  Goethe  //  Quel che non muore / E' solo l'immagine  tua!  /  Dio,
tessitore di frodi, / E' inganno di poeti ... // Ruota del mondo,  nel
suo  rotolare  /  Meta  sfiora su meta: /  Tribolazione  -  la  chiama
l'astioso,  /  Ma pel giullare  - gioco ... // Gioco  del  mondo  che
imperiosamente / Va mescolando Essere e Parvenza: - / L'eterna demenza
/ E' noi che rimescola dentro! ... (ivi, pagina 261).

(32). Ivi, af. 125, pagine 123-124.

(33). Vedi capitolo Uno, 3, pagine 23-24.

(34). F. Nietzsche, La gaia scienza, af. 121, citato, pagina 121.

(35). Confronta ivi, pagine 3-10.

(36). Vedi volume secondo, capitolo Quattordici, 4, pagina 425.

(37). F. Nietzsche, La gaia scienza, af. 124, citato, pagine 122-123.

(38). Vedi volume secondo, capitolo Due, 4, pagina 44.

(39). Vedi volume secondo, capitolo Nove, 2, pagina 215.

(40). F. Nietzsche, La nascita della tragedia, citato, pagina 60.

(41). F. Nietzsche, Cos parl Zarathustra, Prologo di Zarathustra, 1,
traduzione di M. Costa, Mursia, Milano, 1983, pagina 17.

(42).  Il  rapporto maestro-allievi viene chiarito da Zarathustra  nel
discorso  di  commiato  dai  suoi discepoli (Della  virt  donatrice):
.Ripaga male un maestro chi resta sempre suo discepolo. [...]  Ora  vi
chiedo  di perdere me e di cercare voi (confronta F. Nietzsche,  Cos
parl Zarathustra, citato, pagine 71-74).

(43). Ivi, Delle tre metamorfosi, pagine 31-32.

(44).  Anche se il termine oltreuomo, usato da G. Vattimo per tradurre
bermensch,  pu suscitare qualche perplessit sul piano  linguistico,
ci  pare  appropriato dal punto di vista del significato:  non  lascia
filtrare quell'immagine di atleta estetizzante traboccante di  salute
o,  peggio  che  mai,  il  prototipo di una "razza  di  padroni"  (M.
Montinari) che il termine superuomo - proprio a partire dalla  lettura
di Nietzsche che ne fece la sorella Elisabeth - potrebbe suggerire. Il
termine  Mensch (e non Mann) usato da Nietzsche indica  la  persona,
l'essere umano. Nelle citazioni tra virgolette manteniamo la dizione
superuomo quando questa  stata scelta dal traduttore.

(45).  L.  Andreas-Salom, Friedrich Nietzsche in seinen Werken,  Carl
Konegen,  Vienna, 1894. L'edizione pi recente  quella  presso  Insel
Verlag,   Frankfurt  am  Main,  1983.  Confronta  L.   Andreas-Salom,
Friedrich  Nietzsche    travers ses oeuvres,  Grasset,  Paris,  1992,
pagina   39.   La   Salom  insiste  molto  sulla   centralit   della
trasformazione nel pensiero di Nietzsche, e intitola la seconda  parte
del  suo  libro proprio Le sue metamorfosi. La figura della scrittrice
russa  Louise  (Lou) von Salom (1861-1937) ebbe un  notevole  risalto
nell'ambiente  intellettuale tedesco dell'Ottocento e  del  Novecento;
autrice  di  romanzi e di saggi, fu legata da amicizia a Nietzsche,  a
Rilke e a Freud.

(46).  F.  Nietzsche, Al di l del bene e del male, traduzione  di  S.
Bortoli Cappelletto, Club del libro, La Spezia, 1984, pagina 215.

(47).  F.  Nietzsche,  Umano, troppo umano, primo,  af.  483,  citato,
volume primo, pagina 257.

(48).  F.  Nietzsche,  Aurora, a cura di  G.  Colli  e  M.  Montinari,
traduzione di F. Masini, Adelphi, Milano, 19843, pagina 201.

(49).  F.  Nietzsche, Umano, troppo umano, primo, citato, pagine  287-
288, af. 637.

(50). Ivi, pagine 281-282, af. 629.

(51).  L'uomo  una fune tesa tra il bruto e il superuomo;  una  fune
sopra  l'abisso  (F.  Nietzsche, Cos parl Zarathustra,  Prologo  di
Zarathustra, 4, citato, pagina 21).

(52). Ivi, 3, pagina 19.

(53). Potreste voi creare un Dio? E allora non parlatene pi di  Dio!
Ma  potreste  invece  creare  il  superuomo.  Forse  non  voi  stessi,
fratelli!  Ma  potreste  trasformarvi  in  padri  e  in  antenati  del
superuomo:  e questa sia la vostra miglior creazione! (F.  Nietzsche,
Cos  parl  Zarathustra, secondo, Sulle isole beate,  citato,  pagina
79).

(54). Confronta ivi, terzo, Delle antiche tavole e delle nuove, pagine
172-189.  Sul movimento di tutte le cose, confronta in particolare  il
paragrafo 8, pagine 176-177.

(55).  Ivi,  terzo, Delle antiche tavole e delle nuove, paragrafo  12,
pagina 178.

(56).  L'uomo nobile impone a se stesso di non umiliare: s'impone  il
pudore   dinanzi   a   tutti   i  sofferenti   (ivi,   secondo,   Dei
compassionevoli, pagina 181).

(57). Confronta ivi, paragrafo 11, pagina 178.

(58). Confronta ivi, primo, Dell'amore del prossimo, pagina 60.

(59).  Ivi,  pagine  60-61. Sulle caratteristiche dell'uomo  superiore
confronta anche ivi, terzo, Dell'uomo superiore, pagine 247-256.

(60). Confronta A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, citato, pagina 97.

(61).  Abbiamo  espresso i princpi della fisica  moderna  in  maniera
molto  approssimativa. Per una pi precisa analisi  del  rapporto  tra
questi  princpi e l'eterno ritorno di Nietzsche confronta G. Deleuze,
Nietzsche e la filosofia, citato, pagine 79-80.

(62). Mazzino Montinari, sulla scorta di Henri Lichtenberger e Charles
Andler,  indica tre testi che possono avere influenzato Nietzsche:  F.
G.  Vogt,  Die Kraft. Eine real-monistische Weltanschauung (1878);  A.
Blanqui, L'ternit par les astres (1872); G. Le Bon, L'homme  et  les
socits (1881). Nietzsche lesse l'opera di Vogt nel 1881, e in un suo
frammento  di  quel  periodo si trova scritto: Chi  non  crede  a  un
processo circolare dell'universo deve credere al dio con una volont.
Lo  stesso  Montinari  ricorda che anche F. Engels,  nella  Dialettica
della   natura  si  domanda  se,  riferendosi  al  processo   infinito
dell'universo,  si  tratti di una eterna ripetizione  dell'identico.
Confronta  M.  Montinari,  Che  cosa ha veramente  detto  Nietzsche,
citato, pagine 91-95.

(63).  Per  il  riferimento a Schopenhauer vedi capitolo  Quattro,  4,
pagina  130; per il riferimento a Stirner vedi capitolo Uno, 3, pagine
19-20.

(64).  In  Siddharta di H. Hesse troviamo una bella  immagine  che  ci
sembra  adeguata  a  spiegare  anche il concetto  nicciano  di  eterno
ritorno. Siddharta, davanti al fiume, Udiva in cuore parlare la  voce
ora  ridesta,  ed essa gli ripeteva: Ama quest'acqua! Resta  con  lei!
Impara da lei! Oh, s, voleva ascoltarla, da lei voleva imparare!  Chi
fosse  riuscito a comprendere quell'acqua e i suoi segreti - cos  gli
pareva - avrebbe compreso anche molte altre cose, molti segreti, tutti
i segreti. Ma dei segreti del fiume, per quest'oggi non vedeva che una
cosa  sola, tale per da afferrare interamente l'anima sua. Ecco  quel
che  vedeva: quest'acqua correva correva, sempre correva,  eppure  era
sempre  l,  era  sempre  e in ogni tempo la stessa,  eppure  in  ogni
istante  un'altra! [Siddharta si rivolse quindi al barcaiolo Vasudeva,
che  doveva  traghettarlo di l dal fiume e] gli chiese: "Hai  appreso
anche  tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?". Un chiaro
sorriso si diffuse sul volto di Vasudeva. "S, Siddharta" rispose. "Ma
  questo ci che tu vuoi dire: che il fiume si trova dovunque in ogni
istante,  alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto,  alle
rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e che per lui
non  vi   che presente, neanche l'ombra del passato, neanche  l'ombra
dell'avvenire?".  "S, questo" disse Siddharta (H. Hesse,  Siddharta,
traduzione  di  M.  Mila,  Adelphi, Milano, 199448,  pagine  142-148).
Naturalmente  in  Nietzsche  c'  una centralit  dell'individuo  come
soggetto  attivo  che  manca nella cultura  orientale;  il  fiume  pu
comunque  essere  una  metafora della vita  individuale  di  ciascuno.
Vorremmo anche ricordare i famosi frammenti di Eraclito sui fiumi (12,
49a,  91), e che Eraclito (vedi volume primo, capitolo Due, 4,  pagine
34-37)  uno dei filosofi antichi che Nietzsche ha amato di pi.

(65).  Confronta  B.  Brecht, La scritta invincibile,  in  B.  Brecht,
Poesie  e canzoni, traduzione di F. Fortini, Einaudi, Torino,  198412,
pagina 75.

(66). F. Nietzsche, La gaia scienza, af. 341, citato, pagina 197.

(67).  Confronta G. Deleuze, Nietzsche e la filosofia, citato,  pagine
80-83.

(68). Confronta G. Lukcs, La distruzione della ragione, traduzione di
E. Arnaud, Einaudi, Torino, 1974, volume primo, pagine 308-402.

(69). L'edizione critica delle opere di Nietzsche, messa a punto da G.
Colli  e  M.  Montinari a partire dal 1967, ha dimostrato  in  maniera
inequivocabile  l'arbitrariet dell'operazione condotta  dall'Archivio
Nietzsche. Sulla base di una schiacciante documentazione, fondata per
la  prima  volta  sullo studio diretto dei manoscritti  di  Nietzsche
risulta  evidente  che quella della Volont di  potenza  come  "opera
principale" di Friedrich Nietzsche, che Elisabeth Frster-Nietzsche  e
Peter Gast avrebbero pubblicato secondo le "intenzioni" di Nietzsche,
non   altro che una vera e propria leggenda (G. Colli-M. Montinari,
Sulla  composizione delle opere e degli scritti postumi del  1888,  in
Opere  di  Friedrich  Nietzsche, volume sesto,  tomo  terzo,  Adelphi,
Milano,  1986,  pagina 416. Nell'introduzione allo stesso  volume,  G.
Colli  scrive:  [...]  la progettata Volont di  potenza  perde  ogni
interesse  agli  occhi  di  Nietzsche e  viene  sostituita,  superata,
sintetizzata   dall'Anticristo  (anche  in  G.  Colli,   Scritti   su
Nietzsche,    citato,    pagine   198-199).   Anche    sull'intenzione
falsificatoria  di  Elisabeth sono emerse prove  documentarie:  essa
rivolse  a  Franz  Overbeck, l'amico di Nietzsche che  era  accorso  a
Torino al momento della crisi che colp il filosofo, l'accusa di  aver
perso  il manoscritto della stesura finale e definitiva della  Volont
di  potenza, ben sapendo che quella stesura non esisteva; inoltre essa
intent  vere  e proprie cause legali contro gli amici  di  Nietzsche,
affinch  non  rendessero pubbliche le lettere  che  avrebbero  potuto
contraddire l'immagine del fratello che lei andava costruendo. In  una
lettera  del  1903 a Peter Gast, Elisabeth dimostra esplicitamente  la
volont  di  tagliare i passi sgradevoli degli appunti  inediti  del
fratello  (Non  riesco  a  ritrovare  un  passo  che  sarebbe  meglio
eliminare  e  che suona presso a poco cos: "Che cosa  me  ne  importa
dell'esistenza  degli Hohenzollern". Saltiamolo).  Questa  lettera  
citata  da  H.  F.  Peters,  La sorella di Zarathustra.  Biografia  di
Elisabeth  Frster-Nietzsche, Colportage, Firenze, 1977,  pagina  241;
nello stesso volume si trovano anche altre notizie sulla vicenda degli
scritti  postumi. Sulla Volont di potenza confronta anche G. Brianese
(a  cura  di),  La  Volont di potenza di Nietzsche  e  il  problema
filosofico  del  superuomo, Paravia, Torino, 1989, che contiene  anche
gran  parte dei 372 frammenti che lo stesso Nietzsche aveva  scelto  e
numerato destinandoli alla stesura dell'opera progettata.

(70).  L'espressione    di G. Colli, Scritti  su  Nietzsche,  citato,
pagina 195.

(71). Confronta ivi, pagine 195-196.

(72). Confronta F. Nietzsche, Anticristo, Prefazione, traduzione di P.
Santoro, Club del libro, La Spezia, 1983, pagina 130.

(73).  Confronta  il frammento 105 (numerazione di  Nietzsche  per  la
Volont  di  potenza)  in  G. Brianese (a cura  di),  La  Volont  di
potenza di Nietzsche e il problema filosofico del superuomo,  citato,
pagina 107.

(74).  Confronta  G.  Colli, Nota introduttiva a  L'anticristo  in  G.
Colli, Scritti su Nietzsche, citato, pagina 205.

(75). Ibidem.

(76). Confronta ivi, pagina 207.

(77).  Sulla  figura  di  Ges  Cristo  confronta  i  paragrafi  28-41
dell'Anticristo.

(78). Il "Vangelo"  morto sulla croce. Quello che da quel momento in
poi  si  chiama "Vangelo" era gi il contrario di ci che  egli  aveva
vissuto: una "mala novella", un Dysangelium (ivi, paragrafo 39).

(79).  F.  Nietzsche, Cos parl Zarathustra, secondo, Del superamento
di se stessi, citato, pagina 104.

(80). Confronta ivi, pagina 101.

(81). Ivi, pagina 105.

(82). Ibidem.

(83).  Una  parte del materiale preparatorio confluisce  nelle  ultime
opere di Nietzsche (Crepuscolo degli idoli, Ecce homo, L'anticristo).

(84). Confronta 18 [17] e frammento 19 [8], in F. Nietzsche, Frammenti
postumi  (1888-1889),  volume  ottavo,  tomo  terzo  delle  Opere   di
Friedrich Nietzsche, Adelphi, Milano, 19862, pagine 328-329 e 339-340.

(85).  Confronta A. Verrecchia, La catastrofe di Nietzsche  a  Torino,
Einaudi, Torino, 1978, pagina 288.

(86).  Con  questa espressione si intende la ripresa  degli  studi  su
Nietzsche a seguito della pubblicazione dei due volumi su Nietzsche di
M.  Heidegger nel 1961 (traduzione italiana Nietzsche, a  cura  di  F.
Volpi, Adelphi, Milano, 1994) e dell'inizio della pubblicazione  della
nuova edizione critica delle opere di Nietzsche da parte di G. Colli e
M. Montinari. Questa ripresa ha luogo soprattutto in Francia grazie  a
personaggi come M. Foucault, J. Derrida e G. Deleuze.

(87).  Confronta R. Am - D. Cervi, Linee di una bibliografia italiana
su  Nietzsche,  in  appendice ad A. Banfi, Introduzione  a  Nietzsche,
citato, pagine 148-149.

(88). C. Cases, su Quaderni piacentini (una rivista che  stata  uno
dei punti di riferimento della sinistra rivoluzionaria in Italia negli
anni  Sessanta-Settanta)  sostiene che G.  Lukcs  non  ha  visto  che
Nietzsche,   accanto  alla  polemica  diretta  contro  il  socialismo,
analizza  e denuncia il carattere repressivo della societ  divisa  in
classi;  ma  conclude - d'accordo con Lukcs - che  le  soluzioni  di
Nietzsche sono reazionarie (confronta ivi, pagina 175); e questo  nel
1966,  quando  il dibattito su Nietzsche ha gi prodotto  interessanti
innovazioni interpretative.

(89).  Al  caso Wagner sono dedicati tre articoli di  G.  d'Annunzio
apparsi  tra  la  fine  di luglio e i primi di  agosto  del  1893  sul
giornale  La  Tribuna;  su  Nietzsche  contro  Wagner  compare  un
articolo sul Corriere della Sera, a firma Polifilo, nel marzo  1901;
al  rapporto  fra  Nietzsche e Wagner dedica la sua attenzione  G.  A.
Borgese  nel  1915 (Studi di letterature moderne, Treves, Milano);  lo
stesso  fanno  M.  Castiglioni nel 1924 (Il poema eroico  di  Federico
Nietzsche,  Bocca,  Milano), F. Beonio-Brocchieri nel  1926  (Federico
Nietzsche) e altri (confronta ivi, pagine 143-156).

(90). I passi di Nietzsche in cui il filosofo tedesco si confronta  in
modo  diretto,  e indiretto, con la poesia-filosofia di Leopardi  sono
stati raccolti nel volume F. Nietzsche, Intorno a Leopardi, a cura  di
C.  Galimberti, postfazione di G. Scalia, il melangolo, Genova,  1992,
che  contiene  anche un saggio, dell'inizio degli anni  Quaranta,  del
critico tedesco W. F. Otto: Leopardi e Nietzsche.

(91). Ivi, pagina 65.

(92). Qui ci riferiamo evidentemente all'af. 125 della Gaia scienza  e
all'Infinito.

(93). Confronta A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, citato, pagina 30.

(94).  F.  Nietzsche,  Lettera a P. Gast,  13  febbraio  1877,  in  F.
Nietzsche, Opere, ottavo, 1, Adelphi, Milano, 19902, pagina 338.

(95). Vedi la nota 89.

(96).  G.  d'Annunzio, Trionfo della Morte, Mondadori,  Milano,  1966,
pagina 12.

(97).  G.  d'Annunzio,  La bestia elettiva,  in  Il  Mattino,  25-26
settembre 1892.

(98).  S.  Solmi,  Nietzsche e d'Annunzio, in Il  pensiero  critico,
aprile-giugno 1951, pagina 259.

(99). G. Pascoli, Il fanciullino (1902), in G. Pascoli, Prose primo, a
cura di A. Vicinelli, Mondadori, Milano, 19714.

(100).  Platone,  Fedone,  77e. La risposta  di  Socrate  a  Cebete  
significativa:   Bene,   bisogna  fargli  l'incantesimo   a   codesto
fanciullo,  ogni  giorno,  finch  non  siete  riusciti  a  incantarlo
totalmente. Pascoli - come Nietzsche -  profondamente antisocratico:
il  fanciullino  non  deve  essere  incantato  (cio  condotto  alla
ragione),  ma  lasciato parlare, piangere e ridere, perch  pu  dirci
cose nuove, irraggiungibili dalla ragione.

(101). G. Pascoli, Il fanciullino, terzo.

(102). Confronta ivi, sesto.

(103).  G.  Pascoli, L'et nuova, in G. Pascoli, Prose primo,  citato,
pagina 119.

(104). G. Pascoli, Il fanciullino, terzo.

(105). Il poeta getta la sua parola, la quale tutti gli altri, appena
esso  l'ha pronunziata, sentono che  quella che avrebbero pronunziata
loro (ivi, undicesimo).

(106). Ibidem.

(107). Vedi capitolo Due, 8, pagine 68-70.

(108). Per quanto riguarda l'Italia confronta R. Am - D. Cervi, Linee
di  una  bibliografia italiana su Nietzsche, in appendice ad A. Banfi,
Introduzione  a  Nietzsche, citato, pagine  148-149;  per  la  Russia,
invece,  si  veda  R.  D. Davies, Nietzsche in  Russia,  1892-1919.  A
Chronological  Checklist,  in  B.  Glatzer  Rosenthal   (edited   by),
Nietzsche  in Russia, Princeton University Press, Princeton  (N.  J.),
1986, pagine 355-392.

(109). Vedi volume primo, capitolo Dodici, 1-2, pagine 262-273.

(110).  Il  gi citato volume curato da B. Glatzer Rosenthal raccoglie
una  serie  di saggi frutto di un convegno sull'influenza di Nietzsche
in  Russia,  tenuto  alla  Fordham University  nel  giugno  1983.  Sul
movimento  neoidealista  russo  si veda  M.  Mihajlov,  Nietzsche  and
Russian  Neo-Idealism, pagine 127-148; sulla critica al  cristianesimo
A.  L.  Crone,  Nietzschean,  All  Too  Nietzschean?  Rozanov's  Anti-
Christian Critique, pagine 95-112; sul simbolismo i cinque saggi della
seconda  parte (Nietzsche's influence on Russian Symbolists and  their
Circles),   pagine  149-250,  sul  marxismo  russo  la   terza   parte
(Nietzsche's influence on Russian Marxism), pagine 251-314.

(111). S. Frank (1877-1950), ebreo di nascita, durante gli anni  della
giovinezza  si  avvicin  al marxismo. Nel  1899  fu  arrestato  dalla
polizia zarista come rivoluzionario e condannato a una sorta di esilio
interno (non poteva entrare nelle grandi citt). Frank prefer recarsi
all'estero,  in  Germania; nel 1901 rientr in  Russia  e  si  un  ai
neoidealisti. Nel 1910 si convert al cristianesimo. Nel 1922, espulso
da Lenin dall'Unione Sovietica, si rifugi in Germania. Nel 1937 fugg
dalla Germania nazista e si rec in Francia, dove rimase fino al 1945;
quindi si trasfer a Londra, dove mor nel 1950.

(112).  Confronta  M.  Mihajlov, Nietzsche and  Russian  Neo-Idealism,
citato, pagina 133.

(113). Si ricordi Come il Mondo Vero fin per diventare favola in F.
Nietzsche, Crepuscolo degli idoli, citato, pagine 46-47.

(114).  Questo    uno  dei punti centrali del  contributo  di  N.  A.
Berdjaev  (Il problema etico sotto la luce dell'idealismo  filosofico)
alla  gi ricordata opera collettiva del 1902; dove, fra l'altro, egli
scrive: Non ci si scalda tanto per la morale se si  immorali.

(115).  N. A. Berdjaev (1874-1948), studente all'universit  di  Kiev,
partecip all'attivit dei circoli socialisti marxisti; arrestato  nel
1898,  fu  esiliato a Vologda. Rimesso in libert nel 1902,  ader  al
movimento  dei  neoidealisti. Venuta meno l'iniziale simpatia  per  il
marxismo,  egli  mir  soprattutto  a  un  rinnovamento  filosofico  e
religioso della Russia, che - dopo la Rivoluzione d'ottobre -  culmin
nella  fondazione  della Libera accademia filosofico-religiosa.  Nel
1920 ottenne la cattedra di filosofia presso l'Universit di Mosca, ma
gli fu tolta nel 1922. Espulso in quell'anno dall'Unione Sovietica, si
stabil prima a Berlino e quindi a Clamart, presso Parigi, dove mor.

(116).  Citato  da  M.  Mihajlov, Nietzsche and Russian  Neo-Idealism,
citato, pagina 127.

(117). Confronta ivi, pagina 144.

(118).  H.  Stammler, Nietzsche and Neo-Idealism, citato  ivi,  pagina
127.

(119).  M.  Gor'kij (1868-1936) pass l'adolescenza  e  la  giovinezza
facendo  i  mestieri  pi  disparati  (dal  garzone  di  bottega  allo
sguattero  su un piroscafo). Sebbene avesse conosciuto fin da  giovane
la   letteratura   marxista,  la  sua  formazione  avvenne   piuttosto
nell'ambito  del  populismo  rivoluzionario.  Nel  1888  lo   troviamo
pescatore  sul Mar Caspio e quindi a lavorare nelle ferrovie.  Intanto
scriveva  poesie  e  racconti.  Nel 1889  fu  arrestato  per  attivit
sovversiva, e nel 1890 riprese i suoi vagabondaggi per la Russia.  Nel
1892  venne  pubblicato il suo primo racconto (Makar Cudra),  firmato
con  lo  pseudonimo M. Gor'kij (M[assimo] l'Amaro; il suo vero  nome
infatti  era  Aleksej  Maksjmovic Peskov). Nel  1898  usc,  in  due
volumi,  la prima raccolta dei suoi Saggi e racconti. Nel 1901  fu  in
carcere  per aver partecipato a una manifestazione, ma nel 1902  venne
nominato  membro  onorario  dell'Accademia  delle  scienze;   ma   per
l'intervento  dello  zar Nicola secondo la nomina fu  invalidata.  Nel
1905  entr a far parte del gruppo bolscevico. Fra il 1906 e  il  1913
soggiorn  a Capri, dove, insieme a A. V. Lunacharskij (vedi  la  nota
123),  organizz una scuola per gli esuli russi. Dopo  la  rivoluzione
collabor   ancora   con  Lunacarskij,  divenuto   responsabile   per
l'educazione  del governo sovietico della Repubblica russa.  Nel  1921
lasci la Russia per motivi di salute (era malato di tubercolosi), per
rientrarvi nel 1928.

(120).   In   Russia  nichilismo  non  definisce  solo  una  posizione
filosofica, ma un vero e proprio movimento politico rivoluzionario.

(121).  Confronta  M.  L.  Loe, Gorky and  Nietzsche,  in  B.  Glatzer
Rosenthal (edited by), Nietzsche in Russia, citato, pagina 260.

(122). Si incontrano personaggi di questo tipo in racconti quali Makar
Cudra  (1892), La vecchia Izergil (1895), Celkas (1895),  Konovalov
(1898).

(123).  A.  V.  Lunacarskij (1875-1933). Fu arrestato nel  1896  come
militante  di  un  movimento rivoluzionario  clandestino.Nel  1903  si
trasfer  in  Svizzera, dove ader al gruppo bolscevico. Nel  1905  lo
troviamo  a  San Pietroburgo a collaborare con Gor'kij, ma in  seguito
alla  sconfitta della rivoluzione di quello stesso anno  fu  costretto
nuovamente  ad emigrare.Nel 1908 assunse un atteggiamento critico  nei
confronti di Lenin. Si rec a Capri, dove - ancora insieme a Gor'kij -
lavor   all'istituzione  della  scuola  per  esuli  russi   (per   la
costruzione dell'Uomo-dio).Dopo la rivoluzione di febbraio del 1917 si
riavvicin ai bolscevichi; nel luglio fu fatto incarcerare dal governo
Kerenskij per la sua azione di propaganda. Dopo la presa del potere da
parte  dei bolscevichi fu nominato commissario del popolo (ministro)
per   l'educazione,   carica   che  tenne   fino   al   1929.   Rimase
sostanzialmente estraneo alle lotte politiche che seguirono  la  morte
di   Lenin   e  portarono  al  potere  Stalin.Nel  1933  fu   nominato
ambasciatore in Spagna, ma mor durante il viaggio di trasferimento  a
Madrid.

(124). L'influenza nicciana su Gor'kij e Lunacarskij  evidente anche
nell'obiettivo che essi avevano dato alla loro scuola di partito: la
critica  da  sinistra  a  Lenin  trovava  alimento  in  una  visione
dell'uomo che - dopo la morte di Dio - doveva sostituirsi ad esso.

(125). Vedi capitolo Due, 8, pagine 68-70.

(126).   Ptr  Berngardovic  Struve  (1870-1944).  Fu  economista   e
filosofo;  marxista  ortodosso, abbracci poi la dottrina  liberale.Su
Georgij Valentinovic Plechanov vedi capitoloDue, 8, pagina 69-70.

(127).  A.  L. Tait, Lunacharsky: Nietzschean Marxist?, in B.  Glatzer
Rosenthal (edited by), Nietzsche in Russia, citato, pagina 277.

(128). Ivi, pagina 279.

(129). Confronta ivi, pagina 280.

(130).

  [Fotografia  non  riportata:  Adolf  Hitler  ed  Elisabeth  Frster-
Nietzsche sulla porta dell'Archivio Nietzsche (1934)].
  
(131). A. Banfi, Introduzione a Nietzsche, citato, pagina 30.

(132).  D. Formaggio, Prefazione a A. Banfi, Introduzione a Nietzsche,
citato, pagina 11.

(133). Vedi la nota 83 di questo capitolo.

(134). K. Lwith, Da Hegel a Nietzsche, Einaudi, Torino, 19815.

(135).  K. Jaspers, Nietzsche. Introduzione alla comprensione del  suo
filosofare, a cura di L. Rustichelli, Mursia, Milano, 1996; inoltre di
K.   Jaspers  si  trova,  in  traduzione  italiana,  Nietzsche  e   il
cristianesimo (1946), Ecumenica, Bari, 1978.

(136).  Sulla  malattia di Nietzsche fu pubblicato nel  1902,  con  il
titolo Sui Tratti Patologici in Nietzsche, un dettagliato rapporto del
dottor  P. J. Mbius, un celebre medico di Lipsia che, con il permesso
della sorella, aveva analizzato le cartelle cliniche di Nietzsche e lo
aveva  accuratamente visitato. Mbius defin la malattia di  Nietzsche
una   paralisi  progressiva  e  accenn  a  una  possibile   origine
sifilitica,  sostenendo  che il veleno che aveva  provocato  il  colpo
apoplettico del 1889 era gi da anni nel corpo di Nietzsche;  pertanto
i  suoi scritti, da Cos parl Zarathustra in poi, sarebbero stati  il
prodotto di un cervello malato (confronta H. F. Peters, La sorella  di
Zarathustra, citato, pagine 243-244).
